Il senso del piacere

L’insostenibile sfortuna di essere intelligenti

Persi fra i commenti di un feed qualunque ci siamo imbattuti in una compagnia piuttosto malmessa: Cassandra, che aveva previsto la caduta di Troia ma nessuno volle ascoltare; Prometeo, che rubò il fuoco agli dèi e in cambio ricevette un fegato eternamente a brandelli; e Socrate, che di troppe domande fece un vizio — finché non gli servirono la cicuta. Non proprio l’aperitivo dei sogni.

Il tema era: conviene davvero essere intelligenti? Cassandra sosteneva di no, a lei non aveva mai portato fortuna. Prometeo scuoteva la testa: “mai regalare agli uomini qualcosa di troppo utile”. Socrate sorrideva amaro: un paio di domande di troppo, e la città si stancò di ascoltarlo.

Un legionario di passaggio aggiungeva che il popolo, in fondo, ha sempre voluto solo pane e giochi. “Il pensiero complica, la folla preferisce chi semplifica.” Non aveva tutti i torti: basta guardare i circhi moderni — li chiamano social — dove gli applausi vanno a chi urla di più.

La conclusione provvisoria del simposio?

La stupidità protegge, l’intelligenza espone.

Da sempre.

Quindi, per sopravvivere: leggete, ridete, e scegliete bene con chi bere la cicuta.